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Sfregia la compagna a colpi di trincetto

PISTOIA. «Se mi lasci ti ammazzo» le ha detto, minacciando di spararle, così come aveva fatto con la ex moglie dieci anni fa. E in preda al raptus di gelosia, sceso dall’auto per entrare nel vicino carcere, dove doveva tornare al termine di un permesso premio, ha tirato fuori un trincetto, e, attraverso il finestrino, l’ha colpita ripetutamente, sfregiandole il volto: tre profondi tagli, uno lungo la guancia sinistra partendo dal lobo dell’orecchio, e due, orizzontali, a tagliare, passandoli da parte a parte, sia il labbro superiore che quello inferiore.

Teatro dell’agghiacciante aggressione, ieri mattina attorno alle dieci, via dei Macelli, a Pistoia, a due passi dalla casa circondariale di Santa Caterina in Brana. Vittima della violenza del compagno, una donna romena di 31 anni, sottoposta poi ad un delicato intervento per la sutura delle ferite all’ospedale San Jacopo (di 16 giorni per adesso la prognosi). Benché già detenuto per reati legati allo spaccio di stupefacenti, per il suo aggressore, con cui ha anche avuto un figlio, è scattato invece un nuovo arresto: questa volta, Luciano Mazzara, 57 anni, originario di Nicosia ma da tempo residente a Larciano, è accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate.

Nel pomeriggio di ieri, la compagna romena, che abita a Monsummano, è stata ascoltata dai poliziotti della Squadra volante, che hanno così potuto ricostruire ciò che è accaduto. La donna aveva appunto accompagnato Mazzara a Pistoia con la sua auto: l’uomo, che ha alle spalle vari arresti e condanne doveva rientrare in carcere al termine di un permesso premio di sette giorni concessogli dal giudice di sorveglianza. I due si sono fermati all’angolo tra via dei Macelli e via dello Stadio. E lì, quando la donna ha accennato nuovamente alla sua volontà di mettere fine alla relazione, che andava avanti da sette anni, è iniziata la discussione, al culmine della quale, come detto, il pregiudicato ha minacciato di farle ciò che nel giugno 1995 aveva fatto alla sua moglie di allora, alla quale aveva sparato un colpo di pistola in pieno ventre (due anni dopo la corte d’appello lo ha condannato a 9 anni e 4 mesi per tentato omicidio).

Quando è sceso sembrava si fosse calmato. Però, aperto il bagagliaio per prendere la valigia, si è avvicinato al finestrino dell’auto, e ha aggredito la compagna con il trincetto.Per poi raggiungere il portone del vicino carcere. Il piantone ha notato che prima di entrare si era pulito le mani sporche di sangue con dei fazzoletti di carta, ma l’uomo non gli ha dato spiegazioni, ha varcato la soglia ed è stato scortato fino alla sua cella.

Poco dopo sono stati gli agenti di una volante della questura in servizio di prevenzione in città a scorgere la sua compagna nell’auto, con le mani insanguinate sul volto. Pensando fosse rimasta ferita in un incidente stradale, sono scesi, le si sono avvicinati per chiederle se avesse bisogno di aiuto e hanno scorto gli sfregi sul volto. In un primo momento, quando la donna ha detto loro che a farle quello era stato il compagno che si trova in carcere, hanno pensato che fosse in stato di choc, poi hanno accertato che era tutto vero.

Avvertito il 118, sul posto sono accorsi i volontari della Croce Verde, che si trova ad alcune decine di metri, che, in ambulanza, dopo aver tamponato le ferite, hanno portato la donna all’ospedale in codice

giallo.

Il pm di turno in procura, Luciano Padula, ricevuta la dettagliata relazione da parte della Squadra volante della questura su ciò che era accaduto, ha disposto l’arresto in stato di detenzione di Luciano Mazzara, per i reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate.

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