Reati, Pistoia isola “felice” tra le province confinanti

PISTOIA. Inutili, fuorvianti, controproducenti i confronti con realtà che niente hanno a che fare con la nostra. La provincia di Pistoia risulta essere, nel proprio contesto geografico di riferimento, quella con il più basso indice di reati denunciati, sia complessivamente che per quanto riguarda quelli più allarmanti per il cittadino, come i furti, in generale e in abitazione. E ciò le consente di posizionarsi, nelle graduatorie sulla diffusione della criminalità, ultima, e a grande distanza, tra le province confinanti.Dati alla mano, a replicare all’allarmante interpretazione fatta dal sindacato di polizia Sap del consueto studio annuale del Sole 24 Ore sullo stato della delittuosità in Italia – fatto analizzando i dati 2014 forniti dal ministero dell’interno – sono tutte le altre sigle sindacali dei poliziotti pistoiesi (Coisp, Siulp, Siap, Silp-Cgil, Ugl polizia) e l’Associazione funzionari di polizia.I dati relativi alla provincia di... I dati relativi alla provincia di Pistoia confrontati con quelli delle province limitrofe «I dati – spiegano i rappresentanti provinciali – sono particolarmente significativi se si considera che il raffronto è con realtà omogene, dal punto di vista urbanistico, territoriale, economico e demografico. Perciò appare assolutamente incomprensibile come possano essere stati commentati in chiave negativa da altri ambienti sindacali locali».I dati presi in considerazione sono quelli relativi a Pistoia e alle province con essa confinanti: Firenze, Prato, Lucca, Pisa, Bologna e Modena.Per quanto riguarda i reati denunciati, Pistoia ha visto un calo del 3,28%, che la colloca al 30° posto in Italia; il calo di furti in generale è stato dell’1,56% (34° posto), mentre i furti in abitazione sono aumentati dello 0,54% (45° posto). Una condizione oggettivamente migliore rispetto a tutte le province confinanti: Firenze +0% per i reari denunciati (7° posto), +5,17% per i furti totali (7° posto), -5,17 per i furti in abitazione (28°); Prato +2,15% (8°), +1’,88% (11°), +27,45% (9°); Pisa +0,66 (15°), +8,78% (10°), +13% (22°); Lucca -1,42% (10°), +10,48% (8°), +7,3% (5°); Bologna -2,68% (16°), +2,88% (12°), +2,96% (21°); Modena -2,68%, +2,88% (12°), +5,7% (26°).«I numeri sono quelli – sottolinea il vicequestore Antonio Fusco, capo della Squadra mobile di Pistoia e segretario regionale dell’Associazione nazionale funzionari di polizia – È ovvio che se andiamo a vedere i dati in senso assoluto ci sono comunque 4.000 reati denunciati. Però, sappiamo bene che non esistono realtà in cui non vengono commessi reati. Il fatto è che è stato messo in risalto da qualcuno in modo assolutamente strumentale che in graduatoria siamo al 30° posto in Italia e che dopo di noi ci sono province come Palermo e Reggio Calabria. Ma questo non significa che qui abbiamo un livello di criminalità maggiore. Significa che c’è una propensione diversa a denunciare i reati nelle varie zone d’Italia: è ovvio che quella che hanno i cittadini toscani non è quella che hanno i cittadini della Sicilia o della Calabria. Se uno vuole fare considerazioni che abbiano un senso le deve fare aree omogenee dal punto di vista sociale, economico, territoriale. Così facendo emerge che Pistoia è una sorta di enclave rispetto alle province confinanti per quanto riguarda l’incidenza dei reati, il livello di criminalità è più basso».leggi anche:01__WEBA Pistoia tredici reati al giornoProvincia 30ª in classifica nel 2014 secondo il Sole 24 ore, peggio del 2013. Le accuse del SapUn risultato, questo, secondo il capo della Mobile pistoiese, dell’efficace lavoro svolto dalle forze dell’ordine e dalla magistratura. «Per essere efficace il nostro lavoro deve trovare la sponda della magistratura. A Pistoia si è creata questa congiuntura favorevole, questa forte intesa, un rapporto molto veloce e diretto, di fiducia, tra le forze dell’ordine e la magistratura, nel rispetto delle reciproche competenze».Fusco mette infine in guardia dalle interpretazioni strumentali che tendono al catastrofismo, «che oltre a non corrispondere alla realtà ingenerano nel cittadino una forma di paura che lo porta a ritirarsi rispetto a quel controllo del territorio che egli stesso è il primo ad esercitare. E questo fa il gioco della delinquenza. Se tutti si chiudono in casa perché hanno paura di uscire… È la presenza del cittadino sul territorio che scoraggia la criminalità: dove lascia lui, entra qualcun altro».
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