Prato: 17 indagati, tra infermieri e OSS, nella RSA dei maltrattamenti

a cura di Chiara D’Angelo

Sono 17 gli individui, in servizio presso al RSA di Narnali (provincia di Prato) nei confronti dei quali la Procura della Repubblica di Prato ha emesso dei provvedimenti cautelari.

Tutti gli indagati fanno parte del personale di assistenza dei pazienti e si tratta di 2 infermiere (dipendenti dell’ASL) e 15 operatori socio sanitari (quasi tutti dipendenti della Cooperativa Astir, che si era aggiudicata la convenzione di gestione della struttura).

Maltrattamenti, offese, umiliazioni e furti sono il “menù” che gli indagati offrivano quotidianamente ai degenti, persone anziane, non autosufficienti, molte affette da Alzheimer.

Dopo l’esposto di due infermiere tirocinanti, la Procura della Repubblica ha disposto accertamenti, con l’installazione di telecamere nascoste in 9 delle 20 camere di degenza, che hanno “catturato” le performance degli indagati.

L’indagine è partita circa un anno fa, e ieri le misure cautelari: per 8 indagati è scattata l’immediata sospensione dal servizio e per gli altri 9 la denuncia.

Come precisa il vescovo di Prato, mons. Agostinelli, si tratta di una gravissima offesa alla dignità della persona, che tale è e rimane dalla nascita fino alla morte, e che nei momenti di maggior debolezza merita ancora più rispetto. Ma pur con queste tristi considerazioni, precisa il vescovo, si tratta sicuramente di un caso isolato, poiché nell’assistenza lavorano professionisti e operatori preparati, motivati e portatore profondamente convinti dei valori del proprio lavoro.

Intanto la convenzione con la Cooperativa Astir è stata immediatamente revocata, e la gestione della struttura di Narnali verrà da subito affidata ad un altro soggetto con sostituzione di tutto il personale perché, come precisano disgustati i vertici dell’ASL 4 e il sindaco Matteo Biffoni, anche chi non è indagato ma sapeva ed ha taciuto dev’essere allontanato.

Noi, INFERMIERI, Siamo solidali con le famiglie dei pazienti della RSA e con le Autorità, ritenendoci inoltre lesi da quelli che, se le accuse verranno confermate, non possiamo considerare nostri colleghi i quali, ponendo in atto atteggiamenti ed azioni che sono la assoluta negazione dello scopo della nostra professione, hanno disprezzato la dignità e la vita dei pazienti loro affidati ed hanno gettato fango sulla professione per la quale ogni giorno combattiamo e in cui crediamo profondamente, riconoscendo nei Valori dell’assistenza, del rispetto e della dignità i pilasti granitici che non è tollerabile scalfire e il cui disconoscimento dovrebbe implicare un’automatica estromissione dalla comunità professionale sanitaria.

 

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