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Powa, la start up che vuole rivoluzionare l’eCommerce con una app

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Questo articolo è stato pubblicato il 17 giugno 2015 alle ore 20:05.

LONDRA – “Lei sa quanta gente abbandona una transazione di e commerce per complicazioni legate alla procedura ? Il 68% di coloro che si cimentano”. L’idea di Dan Wagner e dei suoi uomini a Powa Technologies è nata dall’esigenza di risolvere le deficienze del sistema di commercio elettronico. E lui giura di poter rivoluzionare gli acquisti on line, declinando telefonini e app, pubblicità sulla tv e la carta stampata, fino alle tradizionali vetrine, in una moltiplicazione infinita dei negozi, veri e virtuali.

Il concetto è, in realtà, un’evoluzione più che una rivoluzione, rischiando di trasformarsi in un passo più là, oltre paypal, applepay e metodi analoghi. In due parole – ma il filmato è più esplicito si ognì spiegazione – si tratta di scaricare l’app gratuita PowaTag e fotografare il codice – una sorta di codice a barre – che appare sui prodotti delle società associate al circuito. Il click basta per completare l’acquisto e ordinare la consegna a casa dell’oggetto o del capo comperato. “Tutti i dati dell’acquirente – aggiunge Dan Wagner – sono immessi una sola volta. L’app riconosce il prodotto, consente di completare la scelta (colore o taglia n.d.r) e di ultimare la transazione con la carta di credito”.

Inserita nel “Billion dollar start up” del Wall street Journal e valutata oltre 2 miliardi di euro, Powa Technologies, ha uffici in 18 città in Europa, Usa e Asia. In Italia ha firmato contratti, fra gli altri, con il gruppo tessile Miroglio, Oviesse, Rai Pubblicità, Coopagri. In Danimarca s’è associata al circuito bancario grazie all’adozione del sistyema PowaTag da parte di Danske Bank.

Finanziata con 190 milioni di dollari dal fondo Usa Wellington e controllata dallo stesso Dan Wagner, PowaTechnologies ha un’ambizione che va oltre l’emancipazione dell’e commerce: divenire la start up tecnologica europea di maggiore successo, al livello dei big americani. “L’Europa deve credere in sè stessa, nella capacità di sviluppare aziende di livello mondiale nella tecnologia. Credo che nei prossimi cinque anni sarà possibile vedere un gigante europeo in grado di competere con Microsoft e Apple. Gli investitori stanno riconoscendo il potenziale esistente”. A frenare lo sviluppo fino ad ora, nell’analisi del ceo, è stata la scarsa conoscenza. “Le banche – spiega – nelle loro ricerche non si dedicano troppo alla tecnologia in Europa. Se ne parla meno e gli investitori non sanno quanto sta accadendo”.

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