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Lo Stato deve ancora 60 miliardi alle imprese

I tempi di pagamento di 30-60 giorni sono disattesi da una buona fetta delle pubbliche amministrazioni, i peggiori pagatori sono comuni, ministeri e asl, meglio le regioni. Lo studio della Cgia di Mestre.

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La pubblica amministrazione ha ancora 60 miliardi di euro di debiti nei confronti delle imprese. E se è vero che lo Stato italiano è il peggior pagatore d’Europa, tra le amministrazioni pubbliche del Belpaese i peggiori pagatori sono i comuni, con Catanzaro che batte tutti, dall’altezza dei suoi 144 giorni di ritardo nei pagamenti a fornitori di beni e servizi.

Non va molto meglio alla Asl della regione Molise (126 giorni di ritardo) e al ministero dell’economia e delle Finanze (82 giorni dopo il termine pattuito). A stilare l’elenco è la Cgia di Mestre che ricorda come la legge venga puntualmente disattesa.

Le scadenze per i pagamenti alle imprese sarebbero tra i 30 e i 60 giorni, ma una fetta rilevante dei principali Comuni capoluogo di provincia, Ministeri, grosse Asl e altri enti pubblici semplicemente se ne frega, tanto i problemi sono delle aziende.

La Cgia è giunta a queste conclusioni dopo aver spulciato nei siti internet delle pubbliche amministrazioni che entro lo scorso 30 aprile avevano l’obbligo rendere conto l’eventuale tempestività dei propri pagamenti alle imprese nel primo trimestre di quest’anno.

La situazione di comuni, Asl e di alcuni Ministeri mostra dei ritardi inaccettabili, mentre regioni e alcuni enti pubblici hanno “sforato” in misura contenuta i termini o addirittura hanno pagato i propri fornitori in anticipo rispetto alle sacedenze.

“In questa elaborazione abbiamo consultato solo un piccolo campione di soggetti pubblici e pur riconoscendo che le difficoltà e i tagli hanno ridotto le possibilità di spesa delle amministrazioni pubbliche, non è giustificabile che una buona parte dei soggetti monitorati, a distanza di quasi 2 mesi e mezzo dalla scadenza prevista per legge, non abbia ancora pubblicato sul proprio sito internet alcun dato. Ancora una volta, quando la P.a. è obbligata a rendere conto ai cittadini-contribuenti del proprio operato, la trasparenza, spesso invocata a parole dai politici o dai dirigenti pubblici, stenta ad affermarsi nei fatti”.

commenta amaro il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi.

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