La fragilità della Rete: se Facebook va offline, trascina tutta Internet

Milano, 29 settembre 2015 – 14:17

Il crollo del social network è solo una delle ultime dimostrazioni delle problematiche strutturali di Internet

«Una farfalla che batte le ali in Brasile può causare una tromba d’aria in Texas». E cioè:  qualcosa di piccolo scatena una serie di eventi che portano a conseguenze enormi. È la teoria del caos, difficile da immaginare in natura, comprenderla su Internet è immediato: un problema su un computer a Menlo Park, quartier generale di Facebook, ieri ha mandato offline in tutto il mondo il più grande dei social network. Un miliardo di persone (il numero degli utenti contemporanei registrati raggiunti ad agosto 2015) ha perso una via d’accesso alle notizie, gli aggiornamenti degli amici e le conversazioni via chat. Il blackout è durato circa mezz’ora e, intorno alle 22 ora italiana, tutto è tornato normale. C’è chi ha twittato: «Uscite di casa», «andate a fare una passeggiata» ma, appunto, anziché andar fuori, la gente si è riversata su Twitter per capire cosa stesse accadendo a Facebook. E se il social network di Mark Zuckerbeg non è accessibile, ne risente tutta l’Internet italiana. È evidente dai dati del Mix (Milan Internet eXchange), la struttura dalla quale passa la stragrande maggioranza del traffico online nel nostro Paese: nei trenta minuti del blackout la diminuzione dei dati scambiati è notevole.

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Facebook: il terzo blackout in due settimanenext

I guai di Menlo Park sono arrivati a una settimana esatta da quelli (ben più gravi) di Skype: lunedì 21 settembre il più famoso programma di messaggistica è crollato per quasi un’intera giornata, come abbiamo raccontato. Anche in quel caso, su Twitter si poteva leggere l’impotenza e la frustrazione degli utenti: perché Skype è ormai uno strumento di lavoro per molte persone. Affermare che i colossi tech hanno i piedi d’argilla sarebbe azzardato, ma di fatto, la Rete è una infrastruttura fragile. È interconnessa per definizione: un piccolo bug, un aggiornamento interrotto su un server, può creare uno tsunami. Quei trenta minuti di buio hanno fatto perdere al titolo Facebook quasi il 4% in Borsa. Tra i milioni di siti web, i servizi che usiamo ogni giorno sono meno di dieci: Facebook, Google, Amazon, Twitter, Skype e pochi altri. Quando uno di questi crolla, ci sentiamo immediatamente più vulnerabili.

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29 settembre 2015 | 14:17

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