Il fronte animalista di Anonymus in lotta con l'Islanda per le balene

Anonymus è un network di hackers e attivisti noto anche per avere recentemente attaccato gli account internet dell’ISIS. Nelle ultime ore il gruppo di hackers ha detto di avere sventato un attentato all’Italia subito dopo le stragi di Parigi e ha messo a segno un attacco alla pagina Facebook di Salvini, che ha reagito definendo «conigli» gli hacker e parlando di attentato alla democrazia.

I fronti di battaglia di Anonymus sono tuttavia molteplici e da qualche tempo il gruppo è entrato nella lotta dei diritti degli animali colpendo i siti del governo islandese, responsabile di permettere la caccia illegale alle balene. Tra il 27 ed il 28 novembre, cinque siti internet dei ministeri, tra cui quello del primo ministro, sono stati presi di mira e messi fuori uso per 13 ore. Stessa sorte è toccata ad altri obiettivi legati alla vendita e al commercio di carne di balena (qui la lista completa). Non è la prima volta che l’Islanda viene contestata per le attività baleniere, già tra gli anni ’70 e ’80 gli attivisti di Greenpeace e Sea Shepherd Conservation Society tentarono più volte di impedire la caccia annuale utilizzando imbarcazioni e sabotando le stazioni di caccia.

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La campagna lanciata su twitter con il nome #OpWhales, ha l’obbiettivo di denunciare il governo islandese per l’inosservanza delle leggi internazionali che tutelano le balene in via di estinzione. Anonymus sottolinea che la caccia ha solo fini commerciali poiché solo il 10 percento della popolazione porta sulle proprie tavole la carne dei cetacei, il restante 90 percento è destinato al mercato giapponese. Anonymus propone come fonte alternativa di guadagno il whale watching: gite in barca con guide esperte per portare turisti ad ammirare questi stupendi mammiferi marini. Dal canto suo, il governo islandese non ha commentato l’attacco informatico al Paese ma ha giustificato il proseguimento della caccia illegale come fonte indispensabile di entrate economiche. Secondo le autorità di Reykjavík, inoltre, una popolazione di balene numerosa potrebbe ridurre la pesca tradizionale.

Dal 2006 il governo islandese ha rilasciato le licenze per ricominciare la caccia commerciale alle balene. L’ultima sospensione delle attività risale alle stagioni 2011 e 2012 ed è corrisposta alla diminuita domanda del Giappone colpito dal terremoto. Nel 2013 la pesca è ricominciata e ha portato alla cattura di 134 balenottere comuni e 35 balenottere minori. Nel 2015 la quota annuale è stata raggiunta già a giugno con la cattura di 155 esemplari. La vittima principale della caccia islandese è la balenottera comune, inserita nella lista degli animali in via di estinzione stilata dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). La balenottera comune è diffusa in quasi tutte le acque del mondo, seppur rara ai tropici. La popolazione di questo cetaceo è calata più del 70% nelle ultime tre generazioni, dal 1929 al 2007 anche se negli ultimi anni la tendenza sembra essere leggermente cambiata in positivo nel Nord Atlantico. Tutto questo nonostante l’Islanda nel 2002 abbia aderito alla Commissione Baleniera Internazionale (IWC, International Whaling Commission), un’istituzione internazionale che regola le attività di caccia e si occupa della salvaguardia dei cetacei. L’IWC ha stabilito nel 1986 una moratoria alla caccia commerciale ma l’Islanda, come la Norvegia e la Russia, non l’ha ratificata.

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Gli attivisti di Anonymus con un video hanno rivendicato il sabotaggio dei siti e invitano in rete a contribuire colpendo con azioni informatiche il Paese: “hacking, leaking, deleting”, tagliare a pezzi, facendo perdere e cancellare i siti internet. «Noi facciamo ciò che facciamo perché lo vogliamo, noi facciamo ciò che facciamo perché possiamo» è la traduzione della frase, un po’ onnipotente, che conclude il video. Gli attivisti minacciano di poter arrivare ovunque e sembrano poterlo fare come dimostrano i loro precedenti attacchi: dai maggiori siti istituzionali USA, a Wall Street fino all’ISIS. Parafrasando il loro motto: siamo Anonymus, aspettatevi il nostro arrivo (We are Anonymus, expect us).

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