Google Revenge Porn 300×225

Google chiude la porta in faccia al revenge porn

Mountain View – Google ha deciso di dare una svolta al cosiddetto “revenge porn“, a quel tipo di vendetta che si consuma sempre più in un mondo digitale in cui le immagini sessualmente esplicite vengono condivise senza il consenso del soggetto sui siti internet. Google non farà più comparire i link dei siti che ospitano questo tipo di immagini nei risultati di ricerca.

La nuova politica, che entrerà in vigore nelle prossime settimane, ha lo scopo di combattere una pratica nota come “revenge porn (vendetta porno)”, una pratica tanto semplice quanto spregevole con cui le informazioni possono essere condivise attraverso Internet e in particolare sui social media.

“Le immagini del revenge porn sono fortemente personali ed emotivamente dannose, e servono solo a degradare le vittime – prevalentemente donne,” si legge nella nota di Google postata sul proprio blog. “Così andremo avanti, onoreremo le richieste delle persone che vogliono che siano rimosse le immagini di nudo o di sesso esplicito condivise senza il loro consenso dai risultati di ricerca di Google”.

In genere, le immagini per vendetta, spesso anche insieme alle informazioni personali, sono pubblicate da ex amanti arrabbiati che cercano di provocare dolore e sofferenza, sia semplicemente attraverso l’esposizione o – peggio ancora – incitando alla violenza. Non solo, queste immagini vengono anche condivise aumentandone la visibilità e di conseguenza salendo tra i risultati di ricerca.

Google ha detto che metterà a disposizione un modulo Web attraverso cui le persone possono richiedere la rimozione di tali immagini. Infatti, le due cose non sono correlate. Se su un sito web sono presenti immagini esplicite che sono pubblicate senza il consenso della persona ritratta, Google non può rimuovere l’immagine senza che sia la persona stessa a richiederlo, ovviamente a Mountain View non possono sapere quali immagini presenti su internet sono messe con o senza il consenso della persona interessata.

Al momento l’unica cosa che Google farà è non far comparire tra i risultati di ricerca quei siti che ospitano questo tipo di immagini. Il gigante della ricerca non è il solo che cerca di mettere un freno al revenge porn. Nel mese di marzo, Twitter ha istituito nuove regole che vietano la pubblicazione di immagini di nudo o atti sessuali senza il permesso del soggetto. Un mese prima, Reddit ha aggiornato la sua politica sulla privacy in cui vieta la “pornografia involontaria”. Facebook ha un team di persone dedicate alla gestione dei reclami degli utenti su immagini sessualmente esplicite, oltre a espressioni di odio e di altre forme di vessazione.

Di certo la nuova politica di Google non risolverà il problema, ma è già un passo nella direzione giusta: “Sappiamo che questo non risolverà il problema del revenge porn – non siamo in grado, ovviamente, di rimuovere queste immagini dai siti stessi,” si legge ancora sul blog di Google. “Ma speriamo che onorare le richieste della gente di eliminare questo tipo di immagini dai risultati di ricerca possa aiutare.”

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