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Getty Images si unisce alla causa Ue contro Google

Getty Images si unisce alla causa Ue contro Google

Getty Images, prima agenzia fotografica del mondo, all’inizio dell’anno ha denunciato all’antitrust europeo lo sleale favoritismo di Google per il proprio servizio di ricerca immagini, aggiungendo potenzialmente un’altra area all’indagine già avviata dalle istituzioni europee sul gigante della rete.

Stando alla documentazione consultata dal Wall Street Journal, all’inizio di giugno la Commissione europea ha riferito a Getty che i suoi sospetti sono pertinenti e ha aggiunto Getty come “terza parte interessata” nel caso della presunta manipolazione della ricerca da parte di Google. Questo consente alla società di partecipare alle udienze e presentare delle prove.

In aprile, la Commissione aveva accusato Google di favorire il proprio servizio per lo shopping online tra i risultati della ricerca. Al riguardo, l’ente di disciplina ha intenzione di far modificare il sistema che colloca i servizi per lo shopping e ha preannunciato penali salate in caso di mancata ottemperanza da parte di Big G.

Inoltre, la Commissione ha fatto sapere di aver in corso indagini sul trattamento di favore presumibilmente riservato da Mountain View ai servizi specializzati in settori come la ricerca locale, i viaggi e le mappe. In sostanza, il reclamo di Getty potrebbe aggiungere a questa lista la ricerca delle immagini. 

“È assai probabile che la Commissione espanda la portata dell’investigazione” in base alle informazioni aggiuntive fornite dalle società attive in business connessi, ha commentato Alan Riley, esperto di legislazione sulla concorrenza della scuola di legge della City University London.

Da parte sua, Google ha negato di aver infranto le normative europee a tutela della concorrenza. Per quanto riguarda l’Antitrust statunitense, le indagini sulle pratiche di ricerca di Google sono state chiuse due anni fa, dopo che la società ha acconsentito ad apportare delle modifiche all’algoritmo.

Getty Images, la cui quota di maggioranza è detenuta dalla società di private equity Carlyle Group e in parte da membri della nota famiglia di magnati del petrolio, ha una collezione digitale di più di cento milioni di immagini, che concede in licenza o vende ad agenzie di pubblicità, case editrici e siti web. Più recentemente, ha sviluppato un’attività diretta ai consumatori per ottenere una distribuzione delle proprie immagini su scala più ampia, entrando così in diretta competizione con Google.

Getty ha riferito alle authority che i suoi tentativi di attirare il traffico verso i propri siti web, compreso gettyimages.com, sono stati intralciati dall’esposizione notevole del servizio di ricerca immagini di Google. In un esempio citato da Getty, la ricerca di “foto di repertorio di una caffetteria” su Google.com ha mostrato una pagina con pubblicità e risultati di Google Images sopra il link alle foto di caffetterie di gettyimages.com.

Per Getty, il posizionamento spinge maggiormente il traffico verso Google Images anche quando non è la migliore offerta per i consumatori, in quanto il servizio di Big G include foto di altri siti web e case editrici, piuttosto che contenuti originali autorizzati.

Inoltre, Getty sostiene che la mancanza di traffico verso i propri siti web ostacoli la raccolta di dati sui visitatori e sulle loro ricerche, informazioni che possono aiutare sensibilmente a migliorare il servizio. Mountain View “ha creato un ambiente chiuso, che assicura che il traffico su Google non sia praticamente mai dirottato ai siti fonte delle immagini”, ha dichiarato il portavoce di Getty.

Secondo una fonte, la crescita dei ricavi di Getty Images è stata rallentata dal fatto che, dalle pagine di ricerca di Google, meno utenti si dirigono sui siti web di sua proprietà, il che implica che un volume inferiore dei suoi contenuti sia concesso in licenza o acquistato.

In aggiunta, Getty Images si è rivolta alla Commissione Ue per denunciare il fatto che, quando Google mostra foto grosse e di elevata qualità di proprietà dell’agenzia e le inserisce nel proprio servizio di ricerca di immagini, incoraggia l’utenza a copiarle a proprio uso, infrangendo potenzialmente il copyright dei fotografi.

Nel 2014, Getty Images aveva fatto causa a Microsoft accusando il servizio di ricerca di immagini di Bing di violare il diritto d’autore, procedimento poi fatto decadere quest’anno. Le due parti hanno poi firmato una partnership per cui Getty fornisce contenuti su licenza e dati relativi alle immagini, e Bing mostra le versioni ufficiali delle foto nei risultati di ricerca. Ma stando a quanto riferito da Getty all’antitrust europeo, Big G si sarebbe rifiutata di pagare o dare luogo a simili collaborazioni.

Questo attira l’attenzione verso un’altra porzione dell’ampia indagine su Google avviata dalle autorità europee. Infatti, l’Antitrust starebbe prendendo in esame anche i reclami relativi alle accuse di scraping avanzate contro Big G, ovvero della copia di contenuti web di proprietà dei competitor per la fruizione sui propri siti web. (riproduzione riservata)

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