Cenni e Fusi, cambiano le accuse

Capo di imputazione da rifare dopo la nuova legge sul falso in bilancio

Prato, 20 giugno 2015 – Rinviato tutto a luglio con un capo di imputazione che dovrà essere riformulato. E’ il colpo di scena emerso ieri durante l’ennesima udienza – sempre in fase preliminare – sul crac del Gruppo Sasch che vede imputati, tra gli altri, anche l’ex sindaco Roberto Cenni, difeso dall’avvocato Manuele Ciappi, il figlio Giacomo, gli ex soci Giacomo, Giovanni e Giuseppe Giovannelli.

La nuova legge sull’anticorruzione, passata in Parlamento poche settimane fa, potrebbe giocare a vantaggio dell’ex patron della Sasch e degli altri quindici indagati. Infatti, secondo il testo della legge, il falso in bilancio torna a essere un reato, tranne nel caso in cui sia assimilato alla bancarotta fraudolenta e sia basato su valutazioni o stime di patrimoni immobiliari di società, gruppi o aziende. Il falso in bilancio è contestato sia nel crac Sasch sia in un altro fallimento «famoso»: quello della «Btp» che vede imputato l’ex amministratore delegato Riccardo Fusi. In sostanza, la sopravvalutazione di un patrimonio messo a bilancio non rappresenta reato a meno che non ci sia una sproporzione davvero evidente.

Il capo di imputazione di entrambi i noti processi deve, a questo punto, essere rivisto cambiando quella che è l’accusa principale. Lo stesso sostituto procuratore, Antonio Sangermano, ieri in aula ha detto che per la prossima udienza, fissata per i primi di luglio, riformulerà il capo di imputazione. Tra le accese mosse a vario titolo spicca proprio la bancarotta fraudolenta impropria, ma anche la truffa aggravata alle banche. Quest’ultima, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbe concretizzata con un accesso al credito mediante fatture che venivano poi per la maggior parte annullate contabilmente. Uno stratagemma con il quale sono stati ottenuti milioni di euro da una pluralità di istituti di credito che, però, non hanno mai sporto querela.

Il punto cardine della vicenda riguarda la situazione finanziaria dell’Universo Sasch, che per l’accusa era già in situazione critica nel 2007, ma che è andata avanti fino al 2010 con pratiche scorrette fino ad accumulare un deficit patrimoniale oltre i cento milioni di euro. Questo fino al fallimento chiesto in proprio nell’autunno 2010. La Procura ha cercato di vederci chiaro nei mille meandri oscuri delle carte Sasch: dove erano finiti i soldi? E’ emerso per esempio che circa 26 milioni si sono volatilizzati in Russia, dove veniva spedita merce a volontà senza però che venisse pagata; su questo fronte compare anche un personaggio misterioso, Roman Klimenkov, con il quale vi erano accordi commerciali. E che dire del magazzino in Russia, mai localizzato, dove arrivarono 5 milioni di euro di merce sparita nel nulla? Altri soldi (6 milioni) si perdono a Hong Kong, in una vendita di marchi che sarebbe stata di fatto simulata. Il processo è stato aggiornato a luglio.

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